The Labyrinth of FOVEA

I Foggiali

FOVEA è un insieme di strutture complesse scavate che raccontano l'evoluzione millenaria della cultura sotterranea dei Sassi di Matera. FOVEA giace sul pianoro detto di San Rocco, un banco tufaceo pianeggiante sul ciglio del Sasso Barisano, un avamposto fortificato della cittadella medievale rivolto verso le Puglie, di importanza cruciale per le tratte commerciali.

La superficie del pianoro è caratterizzata da innumerevoli bocchette di accesso ai foggiali, le fovee: fosse granarie dove veniva posto a dimora il raccolto dell'agro materano, uno dei poli cerealicoli più importanti del Meridione per la produzione di grano, farina e del famoso pane di Matera. Di foggiali se ne contano più di 800 su 15.000 mq. Il pianoro di San Rocco era il granaio della Matera medievale.

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo

“La strategicità del sito era data dalla sua collocazione all'imbocco della strada che  proveniva dalle Puglie, e quindi la più frequentata per motivi commerciali; non a  caso il sito era interessato da una notevole quantità di fovee, fosse per il  deposito di derrate alimentari, necessitanti, evidentemente, di alcune strutture di protezione; lo stesso sito verrà del resto prescelto per la realizzazione, da parte  dell'Università materana (1348), dell'ospedale di S. Rocco, ove trovano  accoglienza i pellegrini e gli infermi indigenti. L'area sarà inoltre prescelta, nell'arco del XIII secolo, per l'insediamento delle  penitenti di Accon (che vi realizzarono la chiesa e il convento di Santa Maria La  Nova, oggi San Giovanni Battista), e per la realizzazione della chiesa, dalla  perfetta facciata romanica, intitolata a San Domenico, allorché vi si insediarono i  domenicani, realizzandovi il proprio convento; anche per questi ultimi,  appartenenti agli ordini dei mendicanti, è nota la predilezione per l'insediamento  in prossimità di aree di mercanti, nei sobborghi extra-moenia.”

cit. Lorenzo Rota, “Matera. Storia di una città”, Edizioni Giannatelli 

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo

Come il grano che affonda le radici nelle fessure della calcarenite e porta in  superficie l'oro di questa terra attraverso la spiga, così FOVEA si configura come luogo liminare, soglia di passaggio tra superficie e profondità. Le  centinaia di bocchette che costellano il pianoro sono altrettanti occhi aperti  sul ventre della città, varchi che conducono a una dimensione sotterranea dove il tempo si stratifica e la roccia custodisce memoria. 

Perdersi nel labirinto dei foggiali di FOVEA significa immergersi in una realtà che sfugge allo sguardo quotidiano, abitare per un istante quella cultura del  vuoto e dello scavo che ha plasmato l'identità materana. E quando si riemerge alla luce, si porta con sé un nuovo sguardo sulla città dei Sassi: uno sguardo che ha attraversato la pietra, che ha toccato le radici profonde di  questa civiltà millenaria. 

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo 

FOVEA non è soltanto archeologia o architettura: è un'esperienza di passaggio, un rito di discesa e risalita che trasforma la percezione. Come il grano seminato nel buio che rinasce in spiga dorata, chi entra in FOVEA risale alla superficie arricchito dalla conoscenza di ciò che sta sotto, portando in sé l'eco di una sapienza antica che continua a risuonare.

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo


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