FOVEA Gate

L'antico ingresso della Cava

In epoca medievale, Matera si sviluppava attorno al nucleo originario della Civita, la cittadella racchiusa entro le sue mura difensive. Al di là di esse, il territorio si apriva su pianori naturalmente delimitati dai profondi crepacci che solcavano i banchi rocciosi di calcarenite, i cosiddetti torrioni, dove nel tempo  presero forma i borghi extra moenia, i quartieri sorti fuori dalle mura.  Generalmente gli insediamenti erano tutelati da fossati e baluardi propri, e vi si accedeva attraverso le antiche porte cittadine disseminate lungo il  

perimetro urbano. Tra questi, il torrione di San Rocco cela per secoli nel suo sottosuolo qualcosa di straordinario: FOVEA.

Immagine tratta da “Matera. Storia di una città” di Lorenzo Rota -
Edizioni Giannatelli

“Meno documentata, ma certamente verificabile, è la seconda area fortificata, quella  di S. Rocco e dei foggiali, situata a nord-ovest della Civita, sul ciglio del Sasso Barisano. Di essa si posseggono solo labili testimonianze, ma sono ben visibili  tracce di cordonature murarie, anche queste di caratteristiche contenute, e di un fossato che le doveva isolare dalla campagna circostante in direzione nord, mentre l'intero margine a sud risultava protetto da vertiginosi strapiombi (bastione di S. Rocco).”

4 cit. Lorenzo Rota, “Matera. Storia di una città”, Edizioni Giannatelli

Il bastione, detto anche torrione di San Rocco, fungeva da granaio della città e occupava una posizione strategica lungo la strada che collegava il territorio materano alle vicine Puglie. 

A partire dal XVI secolo il pianoro, caratterizzato da centinaia di bocchette di accesso ai foggiali, subisce profonde trasformazioni urbanistiche dovute a un'intensa attività di cava: deve a ciò la sua stratificazione storica sotterranea  particolarmente articolata.

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo

A modellare questi spazi furono i cosiddetti cavamonti, detti anche zuccatori (termine onomatopeico ispirato al ritmo cadenzato dei picconi ad ascia che percuotono e scavano il tufo, “zuc zuc”). È proprio dall'attività  estrattiva sotterranea degli zuccatori che prendono forma due realtà complementari e inscindibili: il vuoto sottoterra, che diventa FOVEA, e il pieno in superficie, che plasma l'urbanizzazione del torrione di San Rocco nella sua interezza.
I palazzi nobiliari Calderoli-Enselmi divengono la corte d'ingresso a  FOVEA; le strade e i fronti edilizi restituiscono alla città la forma di un nuovo quartiere, che oggi conosciamo come il Sasso Barisano. 

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo  Viti e Teresa Lupo 

Da fosse granarie (i foggiali) a cave di calcarenite, il “tufo” come lo definiscono in gergo i materani. Tali stratificazioni hanno contribuito a rendere il sottosuolo di questa zona straordinariamente ricco e affascinante: è FOVEA, nella sua essenza più profonda, a custodire la pluralità di usi e funzioni che si sono succeduti nel tempo, riconoscibili negli spazi scavati nel tufo come pagine di una memoria collettiva ancora tutta da leggere. 

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo

A partire dal 1621 - data incisa sui muri d'ingresso di FOVEA - il torrione di San Rocco appare ormai pienamente urbanizzato, dotato di una sontuosa porta d'accesso al Sasso Barisano che diviene luogo nevralgico della vita economica e commerciale della città. 

Come si evince dalla ricostruzione illustrata da Enzo Viti - immaginifico  ricercatore e studioso della città dei Sassi - è possibile riconoscere la "Porta di San Biagio", andata perduta insieme a parte del transetto della piccola chiesa che le sorge accanto, mentre l'assetto edilizio circostante  si è, nella sua sostanza, conservato fino ai giorni nostri.

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo 

Le pareti di FOVEA portano ancora i segni degli zuccatori: solchi, incisioni  apotropaiche, tracce di piccone che il tempo non ha osato cancellare. Avete varcato la sua soglia, siete entrati in un luogo dove il buio è stato faticosamente trasformato in luce e la roccia in memoria. Vi circonda un patrimonio di inestimabile valore, custodito intatto nella pietra. 

Portate con voi questo frammento di storia.
Il prossimo vi aspetta!