Acoustic Cistern

Il nome “Murge” deriva da murex, il murice, un mollusco la cui conchiglia ispira l'immagine del sasso acuto e aguzzo. Nella loro composizione geologica e morfologica, le Murge costituiscono un altopiano fortemente legato all'acqua.

La formazione della Murgia ha inizio con la sedimentazione di roccia sottomarina che ha intrappolato al suo interno materiale organico fossilizzato. Nel tempo questa formazione si è evoluta in quella che gli abitanti chiamano volgarmente “tufo”, una roccia calcarea solcata per migliaia di anni da fiumi che l'hanno erosa profondamente. Questo incessante lavoro dell'acqua ha creato spettacolari incisioni rocciose chiamate gravine, che raggiungono i 100 metri di profondità e oltre 200 metri di larghezza.

Immagine tratta da “Matera. Storia di una città” di Lorenzo Rota -
Edizioni Giannatelli


Ognuna di queste gravine è stata la culla di una comunità: ognuna scelta con cura dai propri abitanti, ognuna ricca d'acqua, terreni coltivabili e boschi, ognuna con caratteristiche perfette, abitate fin dai villaggi neolitici dai primi agricoltori d'Italia. Nella Murgia è insita la cultura del vuoto e dello scavo.

Il paesaggio carsico, caratterizzato da grotte, forre e immense doline, ha guidato l'uomo nella ricerca e nell'accumulo del bene primario per la sua sopravvivenza: l'acqua.

Tra queste impetuose fiumare, i Grabiglioni, nasce Matera. Dove l'acqua scorreva fugace, i materani hanno imparato a trattenerla, custodirla, conservarla.

Le cisterne, una o più d'una per ogni abitazione, scavate pazientemente nella roccia calcarea, sono il cuore pulsante di questa civiltà. Una capillare raccolta che trasforma i tetti e le strade in un intersecato sistema di canalizzazioni e serbatoi nel sottosuolo, dove l'acqua meteorica viene gelosamente custodita per sopravvivere ai lunghi periodi di siccità.

Plastico Francesco Viti del 1949, padre di Enzo Viti che ha sovrapposto le vie delle acque nella pubblicazione “Appunti di Matera Sotterranea” Edizioni Magister di Enzo Viti e Teresa Lupo



L'articolato sistema di regimazione e raccolta delle acque meteoriche della città è l'opera che più impressiona per ingegno costruttivo e vastità. Si contano migliaia di cisterne nei sotterranei degli antichi rioni e molti palombari.

Nell'immagine accanto una piccola porzione della città: la planimetria della piazza centrale di Matera, con ciò che nasconde. Tra le circa 50 cisterne di varie dimensioni, il “Palombaro Lungo” (1), un serbatoio di ben 2.338,86 metri cubi.

Immagini di Piazza Vittorio Veneto, i palombari e le cisterne. Da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano di Enzo Viti e Teresa Lupo

Le pareti delle cisterne e dei palombari sono rivestite di cocciopesto, formidabile malta idraulica composta da calce e frammenti di terracotta tritata. Questo intonaco rossastro, steso a mano su ogni superficie scavata, crea una barriera impermeabile che ha attraversato i secoli senza perdere la sua efficacia.

Immagini tratte da “Appunti di Matera Sotterranea”, Edizioni Magister. Disegni a mano
di Enzo Viti e Teresa Lupo

In FOVEA, nella sua straordinaria cisterna, le pareti di cocciopesto portano ancora impresse le linee dell'acqua che ha ristagnato per decenni: uno spartito senza chiave, dove ogni linea è un'onda sonora in attesa.

Oggi il suono sostituisce l'acqua. L'artista suona lo spazio, l'aria intorno a lui diventa materia sonora, le frequenze cercano la loro risonanza naturale e la trovano avvolgendovi totalmente.

Chiudete gli occhi e lasciatevi permeare.


Portate con voi questo frammento di storia.
Il prossimo vi aspetta!