Cave House - FOVEA Bar

Il fenomeno delle case grotta nella città dei Sassi è documentato fin da epoche remote. La simbiosi tra gli abitanti degli antichi rioni e l'altopiano della Murgia raggiunge la sua massima espressione con l'abitare i sotterranei. La vita degli antichi rioni, immersi nella natura, per millenni è in equilibrio in ciò che viene definito l'habitat rupestre.
Nel corso della storia, la necessità dell'essere umano di cercare rifugio modellando la roccia in funzione degli usi e dei costumi viene soddisfatta tramite antiche e sofisticate tecniche di lavorazione della calcarenite, che si perdono nelle tradizioni del Mediterraneo.

Fino al XVII secolo l'eterogenea società dei Sassi di Matera si esprime in armonia, con case grotta che si alternano a palazzotti nobiliari.
“Una città nella quale la condivisione nell'economia prevalentemente rurale, della gestione delle terre (usi civici), non ancora chiusi nelle rigide regole della proprietà borghese e capitalistica, e la condivisione nell'utilizzo degli spazi urbani — ove l'umile casa e/o grotta del bracciante si affiancava, compenetrava quasi, alla più bella e ricca casa palazziata del benestante — stemperavano in qualche modo i forti problemi del bracciantato agricolo inurbato, in via di progressivo aggravamento.”
cit. Lorenzo Rota, “Matera. Storia di una città”, Edizioni Giannatelli

Matera e i Sassi: le due città che agli inizi del Novecento si strutturano urbanisticamente nella città borghese del piano, che continua a crescere nella modernità e nel benessere a discapito delle condizioni di vita miserevoli dei Rioni Sassi, relegati a un vero e proprio ghetto che nel XX secolo diviene vergogna nazionale.
Citiamo le parole dell'onorevole Francesco Saverio Nitti del 1910, tratte dagli “Atti della commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni dei contadini dell'Italia Meridionale e nella Sicilia”:
“[…]Non abbiamo durante il nostro viaggio veduto spettacolo più orribile delle abitazioni dei contadini di Matera: scavate nel masso vi sono parecchie centinaia di case, di uno, di due, di tre vani. […]Matera è zona caratteristica di latifondo: alcuni dei grandi proprietari sono assenteisti, altri indifferenti. Le stesse persone che ci accompagnano, forse per lunga consuetudine, erano bel lontane dal provare il senso di orrore che era in noi. Ora, quando si pensi che Matera è il più grosso centro urbano di Basilicata, che il comune ha oltre 17.000 abitanti, che vi sono sottoprefettura, tribunale, numerose scuole che vanno fino ad un liceo regio, si rimane sorpresi come spettacoli così orribili possano durare.[…]Non sappiamo spiegarci come una borghesia che si proclama di idee
avanzate sia indifferente alla persistenza di così vergognosa situazione.[…] Quegli orribili antri del Sasso si pagano a prezzi elevatissimi.
[…]Un contadino del Sasso ci disse: “i proprietari delle case sono i galantuomini del paese, che se le sono afferrate per poca moneta all’incameramento dei beni ecclesiastici”.[…]Molti ci hanno detto:”Non andiamo in America perché non abbiamo i mezzi del viaggio”. E ciò è frequente nelle zone del latifondo.”


Tra gli spazi di FOVEA si conserva una casa grotta autentica, abitata fino al 1950, vivida testimonianza di come la cultura contadina si sia rifugiata negli ipogei durante il periodo della povertà più estrema.
Per generazioni questi luoghi sotterranei non furono semplici ricoveri, ma vere e proprie dimore, dove famiglie intere si adattarono alla roccia con ingegno e dignità.
Oggi questa casa grotta ospita il FOVEA Bar, mantenendo intatta la meravigliosa cucina economica originale: un oggetto di straordinaria bellezza funzionale, cuore domestico che riscaldava, cuoceva, sosteneva la vita quotidiana.
Qui la memoria non è museificata ma resta palpabile, accessibile, parte viva dell'esperienza di FOVEA: un ponte diretto tra il passato recente di Matera e la sua rinascita culturale contemporanea.

Portate con voi questo frammento di storia.
Il prossimo vi aspetta!
