11 Meters Underground
The Wine Cellar

Scendendo lungo la Tromba, la scalinata di FOVEA, ogni gradino racconta millenni di storia. Nella roccia affiorano piccoli fossili di conchiglie del Pliocene-Pleistocene — dai 5 ai 2 milioni di anni circa — intrappolati nella calcarenite e restituiti alla luce dalle mani dei mastri zuccatori.
Sulle pareti sono rimasti impressi i segni dei picconi ad ascia, come un mosaico di fatica e sapienza: testimonianza silenziosa dello sforzo immane compiuto per ricavare nella profondità della roccia viva i Sotterri o Sterri, le stanze della conserva, dove il vino trovava riparo, silenzio e il tempo necessario per diventare maturo.

Nel 1907 la fillossera colpisce i vigneti del Materano. Un parassita invisibile e devastante arrivato dal Nuovo Mondo, nascosto tra le radici delle prime viti americane importate nel Nord Europa nella seconda metà dell'Ottocento. Un ospite indesiderato che in pochi decenni mise in ginocchio la viticoltura di un intero continente.

L'ironia della storia volle che la salvezza arrivasse proprio da dove era partita la minaccia: l'innesto su portinnesti americani. Le stesse radici d'oltreoceano, naturalmente temprate da millenni di convivenza con il parassita, divennero il nuovo fondamento su cui innestare i vitigni europei. Un atto di resilienza che si rivelò l'unico metodo davvero efficace e applicabile su vasta scala.
Le indagini confermarono ciò che la natura aveva già scritto: il portinnesto americano trasferisce alla pianta esclusivamente la propria resistenza al parassita, lasciando intatte le proprietà organolettiche e la tipicità del vitigno innestato. La vite europea sopravvisse con radici nuove e carattere immutato.
Ciò che nel XIX secolo aveva rappresentato una delle piaghe più temute dell'agricoltura europea è oggi un insetto pressoché innocuo, ma la sua comparsa sul territorio materano decretò la fine di una lunga tradizione di viticoltura. L'economia contadina virò sulla produzione del grano, espiantando tutti i vigneti; Matera, con i suoi mulini storici, divenne uno dei centri nevralgici della produzione di farina del Meridione.

L'economia della città cambiò, ma la cultura del vino è stata tramandata di padre in figlio: con una piccola produzione familiare, gli antichi metodi tradizionali e gli antichi vitigni sono arrivati ai nostri giorni. Oggi la tradizione vinicola che sopravvisse all'attacco della fillossera è il fiore all'occhiello della proposta enologica del territorio materano.
Primitivo
Il Primitivo è presente nel Materano da secoli, coltivato sulle colline argillose che degradano verso lo Ionio. Nel disciplinare della Matera DOC è riconosciuto in purezza (min. 90%) come tipologia autonoma, sia nella versione secca sia in quella passita, e concorre come varietà obbligatoria anche al Matera Rosso e al Matera Rosato. La sua maturazione precocissima — da cui il nome — lo portava storicamente a essere vendemmiato già a fine luglio o in agosto nelle zone più calde della Murgia.
“Il Primitivo materano è il paesaggio visto dall'alto della Murgia in agosto: caldo, generoso, immediato nella sua bellezza. Ma sotto quella morbidezza c'è la pietra calcarea della Murgia che lo regge nella sua struttura.”

Malvasia
I vigneti della Murgia di Matera, su suoli calcareo-argillosi a 300-500 m s.l.m., conferiscono alla Malvasia Bianca di Basilicata una doppia identità: da un lato la generosità aromatica floreale tipica della famiglia Malvasia, dall'altro una freschezza acida e una nota minerale-calcarea insolita per un bianco del Sud Italia. L'escursione termica tra le giornate solari dell'entroterra lucano e le notti fresche della Murgia preserva i terpeni responsabili dei profumi di zagara e gelsomino.
“Portare al naso un Matera Bianco da Malvasia significa ricevere l'impressione di una mattina di settembre sulle gravine: l'aria secca della Murgia, il profumo della macchia mediterranea bruciata dal sole e, improvvisa, la zagara portata dal vento ionico. È uno dei pochi bianchi del Sud che sa essere sontuoso e fresco allo stesso tempo.”

Aleatico
L'Aleatico è uno dei vitigni più antichi d'Italia. Nel Materano è coltivato come vitigno IGT e rappresenta la produzione enologica più antica del territorio. La sua semi-aromaticità lo rende unico tra i rossi lucani: porta nel calice i profumi delle Malvasie con il corpo e il colore dei rossi strutturati. La sua produzione è sempre stata esigua, le viti spesso centenarie, le rese bassissime.
“Portare al naso un Aleatico passito della Murgia di Matera significa ricevere un colpo di rosa rossa in pieno viso: improvviso, generoso, quasi impudico. Poi arriva il muschio, poi il fico secco caramellato, poi quella nota calcarea sottile che ricorda dove ci si trova. È il solo vino al mondo che sa essere allo stesso tempo un fiore, un frutto, una spezia e una pietra.”

Greco
Il Greco è un vitigno coltivato nel Materano fin dai coloni greci dell'Enotria (VII-VI secolo a.C.) sulle coste ioniche lucane. Il Matera DOC Greco è un'eccellenza tra i bianchi DOC della Basilicata.
Esprime un carattere unico nel panorama italiano dei Greco: più caldo dei campani (Greco di Tufo), più sapido rispetto ai calabresi (Cirò Bianco), con una persistenza aromatica caratteristica che — come recita il disciplinare — lo rende capace di invecchiare con eleganza fino a 6-8 anni nelle migliori annate.
“Il Matera Greco non si dà subito. Bisogna aspettarlo nel calice: prima è quasi reticente, quasi pietroso. Poi arriva la pesca, poi quella nota iodica che ti ricorda che a quaranta chilometri c'è lo Ionio. È il vino più ‘greco' di tutta la Basilicata, nel senso più antico: austero, minerale, con millenni di storia fermentata nel bicchiere.”

Aglianico
L'Aglianico coltivato sulle colline materane matura più lentamente e più tardivamente (ottobre-novembre) rispetto ad altri areali lucani. Questo ciclo vegetativo prolungato, unito alle escursioni termiche delle notti autunnali, consente una concentrazione tannica e un accumulo di antociani eccezionali, producendo vini di straordinaria longevità, capaci di evolversi elegantemente per 15-25 anni in bottiglia.
“Aprire un Aglianico del Materano di dieci anni è come aprire una gravina con le mani: duro, austero, quasi ostile al primo contatto. Poi, lentamente, si schiude e dentro ci trovi tutto il paesaggio della Murgia: la pietra calcarea bagnata di novembre, il timo bruciato d'agosto, la prugna secca stesa sui graticci. È uno dei pochi vini italiani che non ha fretta di piacere.”


Portate con voi questo frammento di storia.
Il prossimo vi aspetta!
